domenica 24 settembre 2006

LA COMMEDIA DEL RIDICOLO

L’ennesimo, sciatto tentativo del ramo cadetto

Comunicato stampa del Portavoce del Coordinamento Monarchico Italiano

 

Dopo il goffo e sleale tentativo di "golpe" dinastico del 7 luglio scorso, totalmente infondato sia sotto il profilo legale sia dal punto di vista storico e portato avanti dal Duca d'Aosta e da suo figlio Aimone ubbidendo alla regia di elementi desiderosi di un pò di visibilità, ecco che, con curioso tempismo ed antagonismo storico, il Duca delle Puglie festeggia l'anniversario della breccia di Porta Pia, passaggio obbligato per l'unità d'Italia, tentando, anche questa volta senza successo ed in modo del tutto arbitrario, di "fare breccia" nella gestione degli Ordini Dinastici di Casa Savoia, sui quali né lui né il padre hanno competenza alcuna, né sotto il profilo legale né dal punto di vista culturale. Basti ricordare, ad esempio, che Amedeo in una recente intervista, ha affermato che i Cavalieri Mauriziani parteciparono alle Crociate, mentre è noto che l'Ordine fu fondato ben 302 anni dopo la fine dell'ultima di queste...

Del resto, per quanto è dato sapere dagli organi di stampa, tutta l'architettura del cosiddetto "editto" del figlio di Amedeo di Savoia-Aosta s'inserisce a pieno titolo in una sorta di commedia del ridicolo, adatta senza dubbio alla sceneggiatura di un film di bassa lega ma certamente avulsa dalla realtà storica e dinastica. Buon materiale solo per chi è alla ricerca di pettegolezzi e sensazionalismi senza fondamento. Evidentemente, ogni volta che torna dal suo impiego a Mosca, Aimone desidera mettersi in mostra in Italia e le sue dichiarazioni bimestrali sono sempre una fonte inesauribile di spunti a tratti addirittura comici.

Innanzi tutto, va notato che il documento di Aimone manca di base legale. Poggia, infatti, su una delega ricevuta dal padre, il quale, non essendo Capo di Casa Savoia, non può dare deleghe di tal tipo a chicchessia. Con la sua ultima improvvida uscita, il figlio del Duca d'Aosta dimostra anche di non conoscere affatto la materia. Sin dai secoli più remoti, infatti, nessuno, nell'ambito di un Ordine cavalleresco o dinastico, ha il potere di abolirlo o di sospenderne l'attività. Fa eccezione solo il Santo Padre, con riferimento agli Ordini da lui formati, come nel caso dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, creato con bolla pontificia da Papa Gregorio XIII nel 1572. Questo punto, di importanza fondamentale ma di natura elementare, evidentemente è sfuggito ad Aimone ed i suoi consiglieri ed è confermato anche dalla semplice lettura degli statuti degli Ordini dinastici sabaudi. Infatti, analogamente a quanto accade, da sempre, per gli Ordini religiosi, ogni Ordine cavalleresco o dinastico gode di vita propria e basa la sua dignità sulla propria storia e sulla propria tradizione. I comportamenti dei singoli non incidono più di tanto su questi elementi, neppure quando si tratta di persone ai vertici della gerarchia, e non giustificano, neppure moralmente, alcun provvedimento del tipo di quelli paventati dal Duca delle Puglie. Titolo riconosciutogli da Aldo Mola in spregio alla volontà del padre di Aimone, che il 7 luglio lo fece arbitrariamente Duca d'Aosta...lo stesso Aimone firma il documento che lo qualifica come "Aimone di Savoia", quando la legge italiana vigente non consente a nessuno di modificare arbitrariamente il proprio congnome, il suo essendo quello di Savoia-Aosta. Insomma, una confusione totale.

Altro errore grossolano commesso dal nipote del Re di Croazia è quello di ignorare il fatto che gli appartenenti agli Ordini dinastici sabaudi non versano alcuna quota a questi ultimi, bensì, su base assolutamente volontaria, ad un’associazione di diritto privato svizzero, che raccoglie, come fanno tante altre associazioni nel mondo con riferimento a diversi Ordini cavallereschi, gli insigniti che lo desiderano. Una realtà giuridica totalmente separata dagli Ordini e che non raccoglie affatto tutti gli insigniti. Ma la superficialità del documento emesso da Aimone, in termini logici e giuridici, si appalesa anche al punto 5, dove è prevista la creazione di un "Corpo" degli insiginiti, del quale entreranno a far parte di diritto tutti gli insiginiti da Re Umberto II e coloro i quali vi verranno ammessi da parte di una commissione presieduta dal figlio del Duca d'Aosta. Cosa c'è di strano? Che si fa confusione fra il neo-costituendo Corpo e gli Ordini, perché si precisa che la commissione valuterà "le riammissioni e l'avanzamento nei gradi in cui il Corpo stesso si articola e i casi di privazione della decorazione". Dunque il Corpo è un'altro Ordine? La legge italiana vieta la costituzione d'Ordini nuovi. Oppure si desidera dare ad un organo di un'associazione privata (quale il corpo sarà, in base alle leggi in vigore) una supremazia sugli Ordini, fino a stabilire chi viene ammesso a questi ultimi e chi no? Questo contravverrebbe alla logica dei precedenti punti del documento, nei quali ci si rifà allo status degli Ordini sotto Re Umberto II, e sarebbe contrario a qualunque norma di buon senso, oltre che al principio di autonomia degli Ordini dall'ingerenza di organi esterni. Dunque delle due l'una: o non si è capito nulla degli Ordini dinastici, oppure la logica ed il buon senso non fanno parte del bagaglio culturale dell'estensore del documento.

Ma v'è di più: prevedendo che la commissione abbia il potere di definire "i casi di privazione della decorazione" si attesta la volontà di creare nuove regole da applicare a situazioni pregresse, in evidente spregio di uno dei principi fondanti del diritto naturale, accolto dal diritto romano già 2000 anni fa: e cioè il principio secondo il quale la legge non dispone che per l'avvenire, essendo manifestamente assurdo privare qualcuno di un diritto acquisito, in buona fede, in base ad un sistema normativo previgente. Evidentemente, si punta a creare un clima d'intimidazione, nella speranza di sottomettere alla propria volontà il maggior numero possibile d'insigniti.

Passando ad altri elementi, ricordiamo anche che, dopo la morte di Re Umberto II e anni dopo il matrimonio del nuovo Capo di Casa Savoia, l'attuale consorte del Duca d'Aosta accettò dalle mani di S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele, Gran Maestro degli Ordini Dinastici di Casa Savoia in quanto Capo della Dinastia sabauda, le insegne dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e che proprio il Duca d'Aosta partecipò al Capitolo presieduto dal figlio di Re Umberto II nell'ottobre 1988, con tanto di manto da chiesa e procedendo in terza posizione nel corteo, dopo i Principi Reali Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto. Altre dimostrazioni dell'assoluta infondatezza delle tesi dinastiche che oggi, dopo la fine dell'esilio, il Duca cerca di portare avanti a tutti i costi .

Analoga dimostrazione viene dal fatto che lo stesso Aldo Mola chiese con una lettera, nel 1995, l'onore di ricevere le insegne di Grande Ufficiale nel medesimo Ordine proprio da quel Principe di cui oggi egli contesta i diritti "ex tunc", con evidente mancanza di lealtà e di coerenza.

Ma come verrà diffuso il pretenzioso “editto” di Aimone? Sarebbe molto grave e con probabili risvolti penali se venisse inviato personalmente agli insigniti. Infatti, questo comporterebbe il fatto che il figlio del Duca d’Aosta si fosse impossessato di elenchi riservati, protetti in Italia dalla legge sulla privacy. Una volta di più, sfruttando la buona fede dei meno informati, il ramo cadetto tenta d'arrogarsi prerogative non sue, con buona pace di valori come la correttezza e la lealtà, anche di fronte alla storia.

 

Venezia, 20 settembre 2006

Eugenio Armando Pondero

 

Fonte: Tricolore Agenzia Stampa n. 1286 - 21 Settembre 2006

 

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